«Un anno di scuola» nella Trieste del 2007

Presentato nella sezioni Orizzonti alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia, arriva finalmente in sala Un anno di scuola. Tratto dall’omonimo racconto di Giani Stuparich del 1929 e rivisitato dalla regista Laura Samani al suo secondo lungometraggio. Un perfetto affresco della gioventù di inizio anni 2000, per costumi musiche e luoghi.

16 aprile 2026 · Edoardo Gallo

«Un anno di scuola» nella Trieste del 2007

Paure, insicurezze e dubbi giovanili in una Trieste sospesa tra cemento moderno e grandi spazi naturali. In questo luogo, che appare fermo nel tempo, arriva Fred, una ragazza svedese alla prese con una nuova avventura: integrarsi nella nuova scuola - un istituto comprensivo maschile - per l’ultimo anno.

La presenza di lei metterà in discussione il rapporto tra tre storici amici, ognuno dei quali cerca - a modo suo - di “averla”. Fred dovrà lottare per emergere e riuscire a mostrare la propria persona, in un anno scolastico fatto anche di feste, risate, riflessioni ed idiozie.

La regista Laura Samani (Trieste, 9 ottobre 1989) utilizza Fred come catalizzatrice di passioni, dolori e curiosità del mondo maschile. Attraverso i suoi occhi analizza le diffidenze e le problematiche dei ragazzi con le ragazze. Ma come lo fa? Facendo risaltare chi sbaglia per preconcetti, e chi invece è genuinamente curioso della persona che ha davanti, senza retoriche banali, senza giudizio e con naturalezza.

Una lunga ricerca di volti nuovi, tra bar di paese e banchi di scuola: luoghi di ritrovo semplici, ma suggestivi, in cui qualsiasi ragazzo italiano di provincia si rispecchia. Inoltre, la regista decide di utilizzare musiche Punk rock della nuova scena friulana, per definire proprio quella precisa generazione: ricetta perfetta per l’autenticità.

«Un anno di scuola» è un’opera genuina che pone l’accento sui giovani dei primi anni 2000, che la regista ha vissuto in prima persona. Grazie alle consapevolezze acquisite nel tempo, la Samani è in grado di guardare a quei momenti con più lucidità. A modo suo, questo film può essere visto come un moderno «Italian Graffiti», che ricorda il capolavoro generazionale di George Lucas del 1973.