David Hockney: Oltre la Superficie, tra miti moderni e nuove annunciazioni
David Hockney, pur accostato alla Pop Art, trova la propria cifra stilistica in California, trasformando le celebri piscine in spazi di libertà bidimensionali e teatrali. Nelle sue opere, l'acqua diviene metafora pittorica e i soggetti, spesso ispirati al compagno e musa Peter Schlesinger, incarnano la complessità delle relazioni umane. Attraverso una rigidità compositiva che evoca l'incomunicabilità e la solitudine — evidente in Portrait of an Artist —, Hockney indaga il rapporto spazio-tempo. Influenzato inoltre dalla pittura sacra di Beato Angelico, traspone la ieraticità classica in scene quotidiane, sospendendo i personaggi in un'attesa metafisica specchio della società contemporanea.
27 giugno 2026 · Margherita Massimi
Anche se associato spesso alla Pop Art, David Hockney non si è mai sentito del tutto parte di questo movimento. Nasce a Londra, in un quartiere popolare, ma la sua vita e la sua arte hanno preso una svolta importante nel 1962, quando si trasferisce a New York. È lì che rimane affascinato dalla grande città e muta totalmente la sua arte. Il suo trasferimento a Los Angeles è stato però il punto di svolta definitivo, creando il suo immaginario più famoso: le piscine.
La California come spazio di libertà
Per Hockney, la California non è solo un posto, ma uno stato d’animo. Gli permette di essere libero e disinvolto, e questo si rispecchia anche nelle sue figure. Gli uomini che dipinge nelle sue piscine sono come Adoni moderni, liberi. Si godono lo spazio che li circonda, senza alcuna preoccupazione.
Da un punto di vista tecnico, queste opere possiedono una bidimensionalità evidente. Spesso sono incorniciate da un elemento bianco che rende la composizione quasi teatrale. In questo contesto, la superficie dell’acqua diventa metafora della pittura stessa: un modo per esprimere emozioni e immergersi nell’arte. È come se la superficie fosse uno strumento per arrivare all’anima delle cose.
La sfida del tempo e dello spazio
David Hockney si concentra spesso sulla relazione spazio/tempo che si impone sulle cose che ci circondano. Ritiene che siano due elementi strettamente collegati tra loro, coesistenti nella realtà. Il suo obiettivo è quindi quello di catturare questa complessità relazionale sulla tela.
Il tema della piscina e della vita californiana è indissolubilmente legato alla figura di Peter Schlesinger, compagno di Hockney e sua musa principale per gran parte degli anni ‘60 e primi ‘70. Schlesinger appare in numerosi lavori, inclusi i celebri “doppi ritratti”, dove la sua presenza diventa il perno attorno a cui Hockney esplora la complessità delle relazioni umane. Però, queste opere non sono solo dolci, ma portano in sé i segni di una crescente incomunicabilità. La composizione estremamente rigida e la distanza fisica tra i personaggi rappresentati riflettono la tensione sotterranea del loro legame.
Un esempio emblematico è “Portrait of an Artist (Pool with Two Figures)” (1972), che cattura l’essenza di questo distacco. In questo ciclo di dipinti, i personaggi sembrano sospesi in un “teatro dell’assurdo”, incapaci di interagire emotivamente nonostante condividano lo stesso spazio. Questa serie di lavori culmina e trova la sua conclusione proprio con la rottura definitiva tra i due, trasformando i ritratti in una cronaca visiva della fine di un amore e della solitudine che ne consegue.
Una religiosità simbolica: da Beato Angelico al “Teatro dell’Assurdo”
Un aspetto importante dell’opera di Hockney è l’influenza della pittura sacra. Dopo aver visto l’Annunciazione di Beato Angelico, ha iniziato a creare opere che possono essere viste come una forma di “Annunciazione” laica. Queste opere trasformano scene quotidiane in momenti di sospensione metafisica. La ieraticità e l’impostazione precisa dell’immagine classica entra direttamente nel contesto comune.
I personaggi di David Hockney sono quindi sospesi in una sorta di perpetua attesa nella loro incomunicabilità, specchio concreto della società contemporanea
