L'intima Odissea

Tra incassi record e dibattiti sulla tecnologia IMAX, l'adattamento dell'Odissea firmato da Christopher Nolan divide pubblico e critica.

4 agosto 2026 · Edoardo Gallo

L'intima Odissea

L’Odissea: il film più discusso dell’anno arriva in sala e non mostra nessuna intenzione di rallentare la sua corsa al miliardo di incasso. Milioni di spettatori estasiati da un lato, migliaia di puristi dell’opera originale, pronti da mesi a scagliarsi contro le scelte attuate da Christopher Nolan, dall’altro.

Discussioni infinite sulla tecnologia IMAX, il suo ampio utilizzo e soprattutto su come e dove godere dello spettacolo nella sua interezza.

A ormai più di una settimana dall’uscita ci si chiede, mettendo da parte le più o meno rilevanti questioni extra filmiche, cosa rimane di questa Odissea?

Nolan plasma il tema epico e immortale del ritorno a casa ponendo tutte le sue attenzioni sulla psiche di Ulisse, cosa che effettivamente ha scatenato in lui l’utilizzo del suo genio a discapito di altri personaggi. 

Un autore, il regista, a tutti gli effetti, che porta da tempo in scena questo dilemma. Partendo da Cobb di Inception e i traumi in relazione alla moglie, passando per Oppenheimer e la sua lotta tra scienza, guerra e pace imposta, fino ad arrivare ad Odisseo e la cultura occidentale. Questo azzardato ma virtuoso focus che Nolan pone sul personaggio principale non dà spazio agli altri interpreti e le avventure dell’equipaggio, per quanto spettacolari, risultano sempre di passaggio.

Il materiale da affrontare è talmente ampio che la camera non indugia mai su una situazione, anche quando meriterebbe più spazio di analisi. Alcuni esempi tra i tanti sono l’episodio della maga Circe, l’esperienza dei soldati all’interno del Cavallo e la tumultuosa tempesta affrontata nel viaggio di ritorno. Tutto è indirizzato al commovente e riflessivo monologo di Ulisse davanti ad un’ignara Penelope, in cui il nostro antico eroe ha ben chiare le proprie malefatte, il peso che dovrà portare e le morti che ha causato, Zendaya in special modo. Il proprio ingegno ha tradito la legge di Zeus, quella mutua cordialità e rispetto tra i popoli, a favore della scaltrezza e della prevaricazione. Di fronte a tutto questo peso emotivo del personaggio e della messa in scena risulta quindi discordante l’ultima mezz’ora di pellicola. Lo scontro con i Proci, per quanto obbligatorio, è rappresentato senza enfasi sulla gravità di togliere delle vite, le ennesime per Ulisse. Una sequenza d’azione concitata, confusionaria e volta ad elogiare le qualità belliche ed atletiche del legittimo re di Itaca. Piroette, centinaia di frecce scoccate, colli che vengono torti ma nessun rammarico o dilemma per un uomo che ha meditato 7 anni con Calipso su ciò che ha fatto. Pura e semplice vendetta. Il film premia il protagonista con il sollievo finale: veleggiare verso il sole che cala accanto alla sua amata. Tre ore di opera che rimprovera lo spettatore sulla deriva del presente e l’ostilità che ci rappresenta, ma non il caro e vecchio Ulisse, troppo eroico per essere toccato da tutto questo.